Aitutaki –- Isole Cook – II parte

Il secondo  giorno in questo meraviglioso atollo delle Isole Cook è stato spettacolare!
Colazione a base di frutta tropicale, con aggiunta stavolta di banana pancakes, mamma quanto mi mancavano i banana pancakes! Ho fatto il tris, di tutto… giusto per far scorta di energia per una buona parte della giornata.

isole-cook

Non avevamo aspettative viste le previsioni di maltempo, ma non essendo per nulla intimoriti abbiamo deciso di lanciarci ad esplorare l’isola.
Per prima cosa siamo andati a visitare l’Aitutaki Marine Centre. Un posto che a prima vista sembra abbandonato, ma che in realtà cela un grande tesoro: un allevamento di conchiglie giganti che in buona parte, per fortuna, finiranno per ripopolare il reef e la laguna dell’isola, mentre l’altra parte per sfortuna finirà negli acquari di quelli che ancora si ostinano a teneri animali in prigione in giro per il mondo per lo piacere. In ogni caso abbiamo scoperto grazie a Jo, che fa il volontario al centro, un sacco di informazioni davvero interessanti. Di sicuro ne vale la pena una visita, per capire meglio come finziona la barriera corrallina e la vita che si esprime al suo interno.

Supporta il Marine Centre

Supporta il Marine Centre

 

Aitutaki Marine Centre

Aitutaki Marine Centre

 

Joe e Winki al Marine Centre

Joe e Winki al Marine Centre

 

Kim prova le proporzioni

Kim prova le proporzioni

 

La nostra visita in “città”, un pugno di case, aveva come scopo principale quello di recarci al centro informazioni turistiche, ma dato che era chiuso per pranzo, abbiamo approfittato per recarci al mercato locale, giusto dietro l’angolo.
Un mercato che in realtà sembra più un negozietto sotto una tettoia. In ogni caso l’Aitutaki Market è aperto dal lunedì al venerdì dalle 6am alle 2pm e il sabato dalle 6am alle 12noon. Siamo andati tardi ma credo che alcuni giorni sia più fornito. Noi ci abbiamo trovato ananas, papaia, banane e cocco. Abbiamo comprato qualche papaia e una delle due simpatiche signore in forma, sui 100 chili l’una come minino, ci ha ragalato alcune banane perchè non erano attaccate al casco. Non al casco da moto, che anche qui come a Rarotonga non è obbligatorio, ma a quello delle banane.
Con mia grande gioia ho notato che vendevano il succo di Noni. Un rimedio antichissimo usato da milleni dai polinesiani per curare tantissime patologie. Se fate qualche ricerca sul web potreste stupirvi delle sue numerose proprietà terapeutiche. Quando ho scoperto che quello in particolare è prodotto sull’isola, non ho potuto resistere alla tentazione di chiedere informazioni in merito. Un nome e una direzione sono stati sufficienti per permetterci di cominciare la nostra ricerca. “Dall’altra parte dell’isola…” ci hanno detto. Abbiamo perlustrato il lato più selvaggio di Aitutaki incontrando solo una persona.

Aitutaki Market

Aitutaki Market

 

Che buona la papaia di qui

Che buona la papaia di qui

 

Succo di Noni

Succo di Noni

 

Bellezza locale all'Aitutaki Market

Bellezza locale all’Aitutaki Market

 

Peperoncino in paese

Peperoncino in paese

 

Una volta tornati sulla strada principale ci siamo ritrovati in prossimità di un portale mistico. Una specie di galleria naturale attraverso le radici di un albero maestoso, tipo salice piacente, ma con  i rami che ritornano nel terreno come radici.  Subito dopo mentre mi fermavo per osservare una signora con lo scooter che rallentava per cogliere un fiore di frangipane e metterselo all’orecchio, ho notato un cartello che non avrei visto se non mi fossi fermato con la speranza di riuscire a fotografarlo. Il cartello diceva Anthony’s Bakery. Ora ci aspettavamo una donna, visto che ci avevano detto di cercare una certa Antonia, abbiamo scoperto però che la ragazza che ci ha accolti era in realtà la figlia. Suo padre, che alla fine è colui che produce il succo di noni, stava pranzando. Ma scusate se chi fa la birra viene chiamato mastro birraio, chi fa il succo di noni dovrebbe essere il mastro nonaio, no?
Ci siamo offerti di tornare dopo, ma lui ci ha raggiunto in giardino. Dopo un iniziale diffidenza, dove pensava fossimo due del FBI, ci ha aperto le porte della sua conoscienza e ci siamo ritrovati a spendere un paio di ore con lui.
È salito con noi in macchina offrendoci di accompagnarci alla piantaggione di noni. Una volta lì e penso percepito le nostre buone intenzioni ci a raccontato un sacco di cose davvero interessanti. A quanto pare la ricetta del preparato originale viene tramantata da tempo di generazione in generazione verbalmente. Si raccolgono ogni due giorni, durante tutto l’anno, i frutti quando sono quasi maturi per staccarsi da soli. Si usano diverse parti della pianta oltre il frutto, con le foglie si può preparare un tè molto delicato indicato per i disturbi intestinali, che sto bevendo proprio ora mentre vi racconto; la corteccia si può raschiare e grattuggiare per medicare ferite e ustioni. Le gemme vengono usate in altri casi. Anche se avevo già assaggiato il succo che da un paio d’anni è reperibile anche in Italia, nelle erboristerie o nei negozi biologici, non potevo perdere l’occasione di assaggiare il frutto fresco. Anthony mi ha detto che essendo biologico potevo mangiarlo anche con la buccia, ne abbiamo cercato uno pronto e…
Se dovessi provare a descrivere il gusto è la cosa più lontana da un frutto che possiate immaginare, magari con un pò di miele sopra non è neanche male… ma il sapore a cui si avvina di più che ci crediate o no, è un formaggio di capra, o pecora, molto stagionato, quasi piccante. Tipo “casu marzu” – formaggio con i vermi sardo. Non posso dire che mi sia proprio piaciuto, ma ho apprezzato l’assaggio e non so se fosse l’effetto placebo che mi sono sentito subito meglio. Non so come spiegarvelo ma quel leggero fastidio allo stomaco che avevo fino a poco prima è svanito nel nulla.
Dopo averci raccontato che la pianta è ritenuta sacra e spiegato la lavorazione Anthony ci ha portato a vedere come si prepara. Ha deciso con la sua famiglia di non esportare il loro succo, ma di venderlo solo localmente, quindi consiglio vivamente che se vi trovate nel Pacifico una ragione in più per venire in questo angolo di paradiso potrebbe essere quella di far scorta di succo di noni. Ho chiesto se era possibile acquistarne una bottiglia direttamente da lui prima di lasciare l’isola, ha detto di si ma poi ha deciso di regalarcene una bottiglietta da mezzo litro. Non avete idea di quanto mi abbia reso felice, un dono che prezioso che comincerò a prendere da oggi tutti i giorni, e ne acquisterò di sicuro una più grande prima di partire.
Come se non bastasse ci ha a chiesto se avevamo ancora tempo, eccome se ne abbiamo, e ci ha accompagnato a conoscere un suo caro amico: Angelo. A quando pare l’unico italiano che vive sull’isola.

Il portale mistico

Il portale mistico

 

La piantaggione di Noni di Anthony

La piantaggione di Noni di Anthony

 

Il frutto di Noni

Il frutto di Noni

 

Al ritorno da scuola

Al ritorno da scuola

 

Vicino alla piantaggione di Noni

Vicino alla piantaggione di Noni

 

 L’incontro con Anthony è stato davvero magico, ma non da meno le ore successive passate con Angelo. Originario della provincia di Benevento, non poteva non offrirci che un ottimo caffè, esordendo: “cumm’a Napule sann fà!”, mentre usciva dalla porta della casa in legno da lui costruita. Non bevo di solito caffè, a differenza di Kim che lo adora, ma questo era proprio squisito. Per non parlare dell’anguria che ci ha offerto subito dopo.
Ci ha portato a visitare l’orto dopo averci invitato a cospargerci di repellente naturale fatto da lui. A quanto pare qui le zanzare non danno tregua. Non ce ne sono state per sei mesi, perchè non pioveva ma nelle ultimi settimane si sono moltiplicate, e non vorrei dimenticastte che per qualche motivo mi adorano. Oggi sono riuscite addirittura a pungermi attraverso i boardshort e la maglietta.
Abbiamo conosciuto la moglie di Angelo che stava bruciando foglie e gusci di cocco nel retro mentre dava da mangiare a maiali.
Siamo andati via con una busta di varie qualità di basilico, rucola e un peperone, oltre allo stecco che useremo per togliere la parte esterna delle noci di cocco prima di poter arrivare alla noce vera e propria. Siamo rimasti che ci rivedremo nei prossimi giorni, che persona spettacolare e genuina. Dopo aver vissuto trentadue anni in Australia ha deciso di venire a vivere qui dove la moglie è originaria. Ha quasi settantanni ma ne dimostra almeno dieci in meno… ci credo quando vivi in paradiso non invecchi mica.

Al ritorno ci siamo fermati in uno dei baretti lungo la strada dove Kim, da buon australiano, non ha resistito all’occasione di far scorta di una cassa di birra per la settimana.
Come al ritorno non abbiamo resistito, nonostante il tempo non proprio invitante, ad andarci a tuffare nella laguna con fucile da pesca di Kim per vedere di procurarci la cena. Vento forte e cielo carico di pioggia non aiutava la nostra missione, e la forte corrente ancora meno.
Ci siamo ritrovati a sguazzare nella laguna per più di un’ora. È stato davvero magico farsi trasportare dalla forte corrente sia a pelo d’acqua che in apnea: sembrava di volare. L’acqua calda da stare solo in costume, e l’acqua turchese nonostante la visilità sotto i due metri dovuti alla forte corrente e il vento. Un sacco di pesci ma nulla che ne valesse la pena, e alla fine non mi dispiace, finché ho cibo a sufficenza non mi va di sacrificare altri esseri viventi. Sono troppo belli nel loro ambiente naturale, diverso se qualcuno di loro soprattutto di una certa taglia deciderà di offrirsi a noi, nei prossimi giorni. Nuotare liberamente, andare in apnea in un posto davvero selvaggio, in cui non sento ci siamo pericoli, è una sensazione meravigliosa. Entrambi ci siamo dimenticati del tempo fluttuando nell’acqua magica del Pacifico all’interno della barriera corallina.

Ah, mi stavo dimenticando una cosa davvero importante: vietato parcheggiare sotto le palme da cocco. Soprattutto in giorni di vento come questo, ma soprattutto consiglio di non sostarci a maggior ragione a piedi. Avete idea vero di cosa potrebbe fare una noce di cocco che cade anche solo da cinque metri, per non parlare di quelle più in alto, in testa a una persona? Meglio non sperimentarlo, credo. Anche in paradiso bisogna tenere gli occhi aperti, niente animali pericolosi, di nessun genere, ma maledette zanzare, e benedette noci di cocco, basta che cadano a una certa distanza da me!

Il Bounty al porto

Il Bounty al porto

 

Porto

Porto

 

In centro

In centro

 

Aitutaki

Aitutaki

 

 

Il Viaggio alla Isole Cook e ad Aitutaki continua nel prossimo articolo…

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