Atiu parte II – Viaggio alle Isole Cook

Atiu – Isole Cook.
Colazione con due mango a testa che abbiamo raccolto ieri sotto un grande albero, l’immancabile cocco, e il té preparato con una foglia grande di albero di Noni, come ci aveva insegnato Anthony ad Aitutaki, e siamo pronti per una nuova giornata di avventura.

Abbiamo entrambi dormito davvero bene, ed è proprio una bella sensazione aprire gli occhi ancora sdraiato nel letto e vedere attraverso la porta-finestra accanto al letto la foresta lussureggiante con il sottofondo degli uccelli tropicali che comunicano tra loro. Questa volta mi è toccato lasciare il letto matrimoniale a Kim, dato che a Rarotonga ne avevo usufruito io, ma devo dire che quello che ho mi basta e avanza ed è anche perfetto per la dimensione della mia zanzariera che finalmente posso provare per la prima volta. Ne farei volentieri a meno, ma almeno ora so che funziona :).

Tropical flower

Tropical flower

 

Stanza con vista sulla foresta

Stanza con vista sulla foresta

 

Atiu Villas

Atiu Villas

 

Local beauty

Local beauty

 

Armati di fucile da pesca, pinne, maschera, macchina fotografica e l’inseparabile stecco da cocco, ci diregiamo scendendo a valle (70 metri di dislivello) verso l’Oceano che riecheggia anche da qua sù.
Oggi guido io, e devo ammettere che la guida sul terreno fangoso, facendo slalom tra pozzanghere, noci di cocco, e rami caduti, non è delle più semplici. In più questo scooter a quattro tempi non è che sia affidabile come la mia moto da enduro.
In ogni caso arriviamo a destinazione: the Coral Garden.

Dopo essere scesi in spiaggia camminiamo lateralmente sul reef fino a raggiungere alcune pozze che sono davvero dei magnicifi acquari naturali.
Acqua cristallina, forme di corallo di varie colorazioni e dimensioni, pesci tropicali. Ammiro ammaliato, e mentre Kim nuota già da un pò io mi dimentico lettermente di entrare. Vado a spasso da un banco di corallo all’altro e vedo talemente bene ciò che accade là sotto che non ho davvero il bisogno di immergermi. Vedo un pezzo di murena che appare attraverso un buco della barriera corallina, decido di non molestarla e proseguo oltre.
Sono davvero perso in tanta meraviglia fino a quando mi raggiunge Kim e mi chiede che ci faccio ancora fuori dall’acqua. Cerco di spiegargli che è talmente bello da quassù che quasi non sento il bisogno di entrare. Qualche secondo dopo mi tuffo in una pozza e tutto diventa ancora più incantato. Tengo sottocontrollo le onde che infrangono a una trentina di metri da noi, ma penso che male che va in caso di onda anomala, la cosa migliore sarebbe immergersi e aggrapparsi al fondale. Non ce ne sarà bisogno e ci dimetichiamo del tempo nuotando a zig e zag tra i banchi di corallo. Nulla che valga la pena di essere pescato ma che al contrario tanto bello da essere solo ammirato.

Le onde che infrangono in prossimità del Coral Garden

Le onde che infrangono in prossimità del Coral Garden

 

Alcuni pescetti colorati del Giardino dei Coralli

Alcuni pescetti colorati del Giardino dei Coralli

 

The Coral Garden

The Coral Garden

 

The Coral Garden

The Coral Garden

 

Winki Dolphin

Winki Dolphin

 

La nostra tappa successiva è il porto. Il porto? Si lo so neanche io avrei mai immaginato di non solo fare il bagno e provare a pescare in un porto in vita mia, ma ritrovarmi poi a fare i tuffi dal molo ancora meno. Ovvio nulla a che vedere neanche lontanamente con nessuno dei porti che vi possono venire in mente. Neanche una barca, nessuno da nessunaparte, un frangiflutti con un varco in mare. Una piscina artificiale con acqua cristallina che è stata costruita non molti anni orsono per permettere un più facile attracco alle imbarcazioni. Una rampa dove a quanto pare le imbarcazioni approdano aspettando un’onda grossa, l’equipaggio salta giù per cercare di fissarla mentre al volo si scarica la merce prima di rilasciare al più presto la barca in mare. Una cosa quasi impossibile da credere, sarei curioso di vederla con i miei occhi, ce l’ha raccontata Roger.

Mentre mi preparo Kim è già sparito oltre il molo, certo che non ho capito se è stato risucchiato dalla corrente o cosa. Mi approccio con cautela all’uscita in mare aperto e mi si spalanca una visione da cardio spasmo. Un voragine che si infila nelle profondità dell’oceano con le onde che infrangono latermente. Cerco di capire quanto è forte la corrente osservando gli altri pesci, e sempre con cautela mi dirigo verso Kim di cui ho scorso le pinne lunghe immergersi dalla superficie. Mentre mi avvicino lui risale dalle profondità come un pesce. Non penso che potrei immergermi così in basso e arrivo con un paio di apne dove posso.
È fantastico, molto forte, e suggestivo. Da un lato la possenza dell’oceano e la sua maestosità che si manifesta in un varco verso l’abisso, dall’altra un minino di timore. Comunicando a gesti siamo entrambi dell’idea di non allonatarci oltre e di rintrare dentro la barriera. Ecco anche la spiegazione perché non sia possibile surfare sull’isola: il fondale va da qualche centianaio di metri a diversi centrimetri sopra il livello del mare non lasciando il tempo alle onde di srotolare come piace a noi surfisti, ma esplodendo con tutta la violenza sulla barriera corallina.  (Solo al rientro ai bungalow scoprirero che in quel punto il fondale scende virtiginosamente fino a 800 m sotto il livello del mare).
Un’esperienza comunque davvero unica, non ho mai fatto nulla del genere, anche se vivo al mare e in mare la maggiorparte dell’anno. Mi accorgo uscendo che c’è forse abbastanza acqua per tuffarmi dal molo e dopo essermi tolto maschera e pinne, seguo il pensiero con l’azione e mi libero in aria prima di entrare nell’acqua turchese.

Winki Eagle

Winki Eagle

 

L'onda killer di Atiu

L’onda killer di Atiu

 

Torno bambino… fino a quando decidiamo che anche senza esserci procurati il pranzo e ora di tornare. In fondo c’è una cosa che ci rende perplessi anche se vorremmo pescare: si sono riscontrati alcuni casi di ciquetera, una forma di intossicazione in cui si può incorrere mangiando alcuni pesci di grossa taglia e alcuni della barriera in queste acque. Meglio non risciare, può essere mortale, e tornati alla nostra casetta in legno esotica preparo un riso basmati con semi di girasole e una scatoletta di salmone che mi convinco ad aprire solo perchè sento che Kim la vuole fortemente e c’è scritto dolphin friendly, che vorrebbe dire che in teoria dovrebbero usare una tecnica di pesca che non coinvolga delfini. Il tonno non lo mangio oramai da anni, perchè quasi estinto e una pratica di pesca brutale che vede coinvolti spesso i delfini che adoro e che spesso sono stati compagni di gioco in Australia. Alla fine siamo entrambi concordi che era meglio senza, diciamo che non ha dato quel valore aggiunto aspettato.

Abbiamo poco tempo per riposarci e anche se vorrei finire di leggere il libro di Tom Neal che mi ha catturato, ci aspetta un pomeriggio in compagnia della leggenda dell’isola Birdman George. Con la sua conoscenza locale, tramandata da generazione in generazione, ci racconterà una parte della storia della fauna volatile locale e della piante medicinali autoctone, e vi assicuro che non vedo l’ora. Ho una bella sensazione e la mia vocina interiore mi dice che sarà qualcosa di speciale…

atiu-cook-island-www.winki.it

Birdman George

 

Difficile descrivere a parole quello che abbiamo vissuto oggi… e ascoltando la mia canzone del momento: The Dreaming Tree di Dave Matthews, cerco di raccontarvi una parte dell’esperienza con George.
Avete presente quando una persona vi piace dal primo momento che la incontrate? George mi ricorda in qualche modo Bill Webb, amico aborigeno della tribù dei Wardandi. Ha quello sguardo puro e penetrante che cela verità antiche. Ascoltando le sue parole ritrovo la sapienza dei nativi americani, dei fratelli aborigeni e di tutti i popoli nativi della Terra.
George ci racconta delle piante medicinali e degli uccelli rari che vivono su Atiu parlandoci anche dei loro cugini che vivono in Australia e Nuova Zelanda.
Ci porta in giro su suo furgone pick-up per la foresta, fermandosi nei punti dove vuole condividere qualcosa con noi. Usa il richiamo che sembra quasi naturale, per comunicare una volta un uccello e un’altro volta un altro, ci racconta la loro storia.
Gli chiedo del noni, il frutto magico del pacifico e ci conferma, che oltre ad essere usato come frutto medicinale ha anche altre proprietà. Ci confida che quando le zanzare lo infastidiscono troppo, prende un frutto maturo e se lo spalma addosso come repellente naturale. Ovviamente mi tocca testarlo e dopo che me lo sono cosparso sulle parti di pelle esposta, non posso che ricervere l’inivabile commento da parte di Kim: “ehi mate, you stink like a goat!” – “ehi amico, puzzi come una capra”. A dire il vero penso di puzzare più come il formaggio di capra, ma posto che vai usanza che trovi. Devo dire che dato il numero elavato di zanzare assetate di sangue anche alcuni degli altri partecipanti compreso Kim si uniscono al mio rituale. Il rimedio funziona per un pò, una mezzora direi, ma è necessaria una nuova applicazione.
Sballotiamo sul retro del furgone assieme ad un altro australiano, ad Olivier – neozelandese di origine francese – che abbiamo già incontrato il giorno prima grazie a Roger, a una ragazza locale e a Joice, australiana di Melbourne che alla veneranda età di 85 anni se ne va in vacanza da sola in un isola selvaggia come Atiu, George si ferma ogni tanto in qualche luogo di interesse e ci affasciana con la sua conoscenza locale.

George ci mostra spiega le proprietà di una pianta locale

George ci mostra spiega le proprietà di una pianta locale

 

Il corallo di Atiu è adirittura nella foresta

Il corallo di Atiu è adirittura nella foresta

 

Il momento magico della merenda/cena arriva, e non lontano dalla spiaggia prepara con palma da cocco e foglie le nostre stoviglie dove ci servirà un pasto spettacolare (forse quello che apprezzerò maggiormente dall’arrivo alle Cook). Nonostante sono quasi vegetariano, nel senso che la mia regola è che mangio carne solo esclusivamente quando so da dove proviene, in questo caso lui ci assicura che sono i suoi animali, e ci gustiamo un menù a base di maiale cotto sotto terra, pollo selvatico, una specie di poltiglia di spinaci, poi il taro, il tubero verde locale simile alla patata e come dessert banane, papaia servite anch’esse su un vassoio di foglie di banane e ricoperte di cocco grattuggiato. Una vera delizia di cena accompagnata da cocco fresco da bere.
Siamo stati talmente bene che chiediamo a George se c’è la possibilità di rivederlo, e ci dice dove lo troveremo l’indomani.

La merenda-cena di George

La merenda-cena di George

 

Servita nei piatti naturali

Servita nei piatti naturali

 

Dopo cena vista il caldo e l’umido decidiamo quasi tutti di concederci un bagno dell’acqua cristallina della laguna e ancora una volta mi sento fortunato per essermi stato concesso di vivere qualcosa di unico e speciale.
Ancora una volta più di tutto apprezzo l’autenticità della persona che ha condiviso con noi una parte della sua conoscenza. Siamo davvero grati e se vi capitasse di passare da Atiu vi consiglio vivamente di contattare Birdman George, lo conoscono tutti sull’isola, e sono daccordo con lui: il viaggio su quest’isola è un viaggo a sé, e merita come minimo quattro giorni per entrare nel vivo del posto e apprezzare l’ospitalità locale e l’autenticità del luogo.

Birdman George

Il Viaggio alle Isole Cook e ad Atiu continua nel prossimo articolo dove racconterò della nostra esperienza fuori dal comune in esplorazione di alcune grotte mai visitate da tanto tanto tempo…

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