Intervista con Dea Belusco

dea 

Conosco Dea da diversi anni ormai, e siamo legati da un’amicizia speciale, anche quando non ci sentiamo da tempo sappiamo sempre che ci siamo l’uno per l’altra.
Dea, oltre ad essere una amica preziosa è anche un’artista eccezionale a tal punto che quando ho fatto vedere le sue opere in Australia ad alcuni collezionisti, questi sono rimasti piacevolmente impressionati e mi hanno chiesto di metterli in contatto per avere qualche sua opera. Sono passati un paio d’anni.

dea e il trespolo

Nel frattempo Dea è diventata ancora più brava, ha sperimentato varie tecniche con gli insegnamenti importanti di alcuni dei suoi maestri in uno stile che sembra dare vita alle opere che dipinge. Mi sono ritrovato nel suo laboratorio a Pesaro l’anno scorso mentre preparava alcuni dipinti di animali che sembravano volere uscire dalle tele, mi parlavano e sembravano vivi. Stava preparando una mostra al Museo delle Scienze Naturali di Torino, dedicata agli animali, in coppia con Francesco Tabusso.

Parlando dell’infanzia invece, Dea mi racconta: «ho avvicinato la dimensione del colore già in tenera età. Trascorrevo ore ad osservare mio padre disegnare, restaurare vecchie tele di valore, pasticciare colle e solventi che addensavano l’aria di casa». Mi fa ha fatto ridere quando mi ha detto che il profumo della sua infanzia non è stato certo quello dei biscotti.

– Ciao Dea come ti senti a essere la prima artista intervistata su questo sito?
(Sorride…)

-Vabbè, passiamo alla prima vera domanda: vuoi raccontarci Dea di come e quando hai cominciato a dipingere, parlo proprio delle prime esperienze prima di diventare brava (rido io questa volta); che cosa ti ha spinto a farlo?

Non saprei, prima di parlare forse ho imparato a colorare… Il primo disegno che ho fatto con i pastelli ritrae un pagliaccio: pensa, è pure firmato, avevo tre anni e i tre pallini in basso sulla destra devono essere la firma D E A.
In verità ho cominciato da subito ad esprimermi disegnando. I quaderni di scuola erano pieni di buffi animali, era già una fissa, volevo fare la veterinaria. Avessi ascoltato le vocazioni… invece no. Sono passata dal liceo classico (imposizione dei miei) al liceo artistico, da architettura (altre volontà famigliari) a psicologia per poi occuparmi di… di PITTOterapia, come l’ha definita una paziente.

– Riallacciandomi alla domanda di prima: quando invece hai sentito che la tua passione è diventata arte? Ha qualcosa a che vedere con il tuo incontro con Francesco Tabusso? Ci racconti com’è andata, please? Di cosa parlavate?  Vuoi parlarci di come abbia cambiato il tuo modo di vedere la tela e di quello che ha preso forma dopo questo incontro speciale.

Beh, Francesco… a lui devo tantissimo. Quando ci siamo incontrati non dipingevo ancora, non sul serio almeno. Ricordo che avevo appena cambiato casa e di lì a poco mi hanno proposto di aiutarlo come assistente, che sorpresa scoprire che abitava a due isolati! Praticamente è diventata una convivenza la nostra. Per un paio di anni “ho lavorato a bottega”, imparato ad impastare il colore a grasse pennellate, appreso ad osservare il quotidiano per trarne ispirazione, chessò… del formaggio sulla tavola, dei grattaculi appassiti sul davanzale dove, come per incanto si posava il pettirosso: quello uscito da uno dei mille libri illustrati che invadono la sua stanza, e che non ti permettono di aprire porte e finestre.
Poi, tante vicissitudini, l’Australia, la malattia, tre traslochi… ma non ho mai smesso di pitturare, come dice il maestro; ed ecco, ora sono in attesa di una sua telefonata, stiamo organizzando la prossima avventura… il tema? Nooo, basta con gli animali, si passa a… alle balle!!! Non posso dire di più…

 DeaBelusco_dea e francesco  canguro
 

– So che a un certo punto della tua carriera ti sei chiusa: cosa è successo
nella tua vita? Come ti ha cambiata? se ti ha cambiata.

Dopo averlo accennato immaginavo saresti arrivato a questa domanda, ti conosco
bene, sei stato un amico importante e lo sei tuttora, mi hai sempre incoraggiata a vedere la mia condizione sotto un’altra luce, quella dell’opportunità…
Non amo raccontarlo, mi fa sentire a disagio parlare di malattia, ci sono situazioni ben peggiori, infondo il mio diabete è solo un brutto fantasma… guardami, ti sembro malata? Beh, tu lo sai bene, ho rischiato la vista e sono quasi finita in coma, ma ora grazie alle cure sono soltanto una persona, diciamo più “dolce” di prima che apprezza ogni cosa, perché la vede!!! Non voglio fare retorica ma dare tutto per scontato è abitudine, no?

Ecco cosa è cambiato e non è poca cosa, la gratitudine è il primo passo verso il successo – questa devo averla letta su qualche libro, tra quelli che per inciso mi presti tu – hi… hi… – dico sul serio, forse non avrei mai lasciato il lavoro di prima, forse non avrei mai scelto di seguire il mio sogno. Chissà poi perché si dice seguire i sogni, i sogni non si seguono, si realizzano o non si realizzano! Io credo di averlo realizzato, semplicemente perché faccio quello che amo, questo è il mio successo, per la fama e l’abbondanza c’è tutto il tempo… si beh, spero non troppo però! (Ridiamo)

– Lo sai che condivido appieno il discorso della gratitudine, e ne approfitto anche se a molti potrà sembrare strano, per chiederti che se provassimo a vedere la tua vicenda con una visione più ampia: perché pensi di aver attirato inconsciamente la “malattia”? Sempre ti vada di parlarne. Che cosa ti ha portato? Qual è il dono?

Ma chi sei il Dottor Hamer? Guarda che non tutti comprendono il tuo linguaggio “illuminato”, attirare la malattia potrebbe sembrare cosa da scemi!!

 

– Hamer non ti farebbe una domanda del genere, questa è una domanda più alla Roy Martina forse… (Sorrido e Dea ricambia rassegnata)


Visto so che non mollerai finché non ti rispondo… fammi riflettere un attimo.

Mi piace pensare, diciamo così, che la vita mi abbia dato una seconda chance. Per realizzare il sogno intendo, mi stavo allontanando troppo… anche da me stessa forse.

Il dono? Sai, ogni giorno cerco un motivo per essere contenta… ricordi Pollianna? Odiosissima bambinetta con il vizio dell’ottimismo… Altro dono… beh, se non mangio porcate non ingrasso, no?

 

– Non penso di avere capito la tua risposta completamente ma spero che possa andare meglio a qualche lettore, andiamo avanti… come sono professionale, eh?

 

Mi chiedo perché ho accettato a farmi intervistare da te?

-Me lo chiedo anch’io, ma continuiamo la prego: E poi? Se non sbaglio hai fatto un altro incontro che non si potrebbe definire proprio comune? Vuoi parlarcene?

NO

– Capisco e rispetto.

Ad un certo punto qualche anno fa decidi che è arrivato il momento di cambiare aria e ti trasferisci dalla tua città natale Torino a Pesaro. Perché proprio Pesaro? Che cosa hai scoperto in quel periodo?


Colpa di Raffaello, davvero! Ho visitato una sua mostra ad Urbino, pernottando a Pesaro, facendo un giro in spiaggia devo aver pensato qualcosa del tipo: “Che bello godersi il mare dall’alba al tramonto, pensa quanto dipingerei se riuscissi a rilassarmi un po’”… ed ecco preparare le scatole destinazione Marche, come dico sempre senza un perché ed un perchì!! Colpo di matto, voglia di cambiamenti, bisogno di svestire i panni… non saprei, so soltanto che ho dipinto, dipinto e ancora dipinto. Sono davvero poche le distrazioni quando non conosci nessuno e quando vivi in economia o più garbatamente si può dire in modo eco-compatibile, praticamente facevo la cozza, più eco di così…

– So che stavi preparando delle opere per un evento importante, vorresti raccontarci come è nata questa idea e quali sono le cose più belle che ti ha dato?

L’idea è nata con Francesco un giorno mentre dipingeva prese a narrare le avventure di Noè, poi d’un tratto accigliato mi chiese: “Ma come faceva a dar da mangiare a tutte ste bestie?”  Così mi pare sia venuto fuori il primo disegno a china che rappresenta l’arca e naturalmente il vecchio Noè con moglie dare il fieno a mucche e conigli, come un contadino… che mito!

Il Museo delle Scienze è stata fonte di idee e sede della mostra, la nostra prima doppia personale. Dico prima perché spero ne arrivino altre. È divertente, tu sai che dipingere per me significa anche questo, divertirsi. Tabusso è il miglior alleato che posso avere.

francesco
cinghiale
 

– Quanti periodi della tua fase artistica delineeresti quindi? Come li vogliamo intitolare? Ti va se mostriamo qualche opera per ognuno di questi periodi?

Fasi, periodi, passaggi, viaggi, avventure… come definire la storia della mia vita. No, non voglio dare titoli, semplicemente guardando ai primi lavori, quelli senza un occhio, – fase ciclopica ricordi? – beh, guardando a quelli provo tenerezza per un’espressione che era tutta Ego. Non che adesso lo abbia messo a tacere, il mio Ego dico, però forse con la pratica, con il tempo e con la dedizione si acquisisce anche qualche ruga interiore, si insomma invecchia anche lui…l’Ego dico. Ecco.

– Parli come mio nonno… 🙂 vabbè!

Vuoi dire qualcosa a chi leggerà la tua intervista? Dove si possono vedere le tue opere? So che spesso dipingi anche su commissione, ti va se lasciamo i tuoi contatti?

Si voglio dire che sono stata costretta con la forza a rilasciare questa intervista, pena l’abolizione del caffé, del vino e del cioccolato! …che vivrei a fare? I miei lavori per ora potete vederli in parte su Facebook Dea Belusco, all’album Opere …epppoiii si, si, dipingo su commissione … specie se si tratta dei vostri amici… animali!!!

Ciao Dea, grazie per la tua disponibilità, ti auguro di continuare così: sono sicuro avrai sempre più successo. Chi lo sa? magari potremmo organizzare una tua esposizione anche in Australia un giorno.

lupo

leone marino

ippopotamo

leonessa

iena ridens

coccodrillo

Per contattare Dea:

Facebook – Dea Belusco

email: nonhoparole@libero.it

Potete vedere le sue opere anche su: Facebook…

Contatti: nonhoparole@libero.it

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