L’altra faccia di Bali

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“In apparenza tutto va bene, oggigiorno in Asia. Le guerre sono finite, la pace anche quella ideologica regna, con pochissime eccezioni, sull’intero continente e ovunque non si fa che parlare di crescita economica. Eppure proprio ora questo antico, grande mondo di diversità sta per soccombere. Il cavallo di Troia è la «modernizzazione».
Invece di continuare sulla propria strada e cercare soluzioni asiatiche ai suoi problemi, l’Asia importa adesso, senza alcuna discriminazione, le formule del successo altrui e quindi rinuncia progressivamente alla propria diversità. Il rapido sviluppo strangola la sua cultura, mentre la pressione del nuovo materialismo spezza i legami tradizionali, distrugge i vecchi schemi di valori e toglie la fiducia in tutto ciò che non è riconducibile al denaro. Modernizzazione vuol dire occidentalizzazione e con questo l’Asia perde definitivamente la coscienza di sé.
C’è per me qualcosa di tragico in questo continente che, così gioiosamente uccide se stesso. Ma nessuno ne parla, nessuno protesta, tanto meno gli asiatici…

… proiettandosi come unico vero rappresentante del progresso umano, l’Occidente è riuscito a dare, a chi non è «moderno» a sua immagine, un grande complesso di inferiorità, neppure il cristianesimo era riuscito a tanto!, e l’Asia sta buttando ora a mare tutto quel che era suo per acquisire tutto quel che è occidentale, sia nel modello originale, sia nelle imitazioni locali, da quella giapponese a quella thai, a quella di Singapore.”

E a pieno titolo proprio Bali aggiungerei io… poi Tiziano Terzani continua nella parte del racconto da cui è tratto il brano, scritto diversi anni fa, ma sempre attuale:

“Nessuna cultura asiatica è ormai in grado di resistere, di tener testa a questa tendenza. Non ci sono più princìpi o ideali capaci di mettere in discussione questa «modernità». Lo sviluppo è un dogma; il progresso a tutti i costi è un ordine inappellapile. Anche il semplice dubitare sulla sua direzione di marcia, sulla sua moralità, sulle sue conseguenze, in Asia è diventato impossibile.”

E così che mi ritrovo un’altra volta a Bali nonostante abbia cercato accuratamente di evitarla negli ultimi anni, e nonostante invece ci sia passato diverse volte negli stessi per recarmi in altre isole indonesiane, dove speravo trovare ancora intatte le tradizioni e soprattutto i luoghi. Ma la domanda è: pensate sia ancora possibile trovare luoghi dove l’occidente non abbia perpetrato la sua politica distruttiva o non abbia trasmesso la malattia del potere e del denaro alle popolazioni locali?

Ai posteri larga sentenza. Nell’umile e oramai consueto atteggiamento da nomade attento cerco di osservare, captare e capire come poter fare qualcosa per trasmettere un modo di viaggiare un po’ più consapevole e come cercare di stare lontano dai luoghi del turismo di massa. Quel turismo creato proprio dai paesi che hanno imposto un modello annientando anche la cultura locale e che ora pretendono di vedere, pagando ovviamente, lo stesso balletto tradizionale che gli viene propinato solo perchè ha un costo. Ma c’è una buona notizia anzi più di una… ancora una volta mi piace farvi sognare e farvi sperare, come in fondo ho fatto io, che sia ancora possibile capitare per caso in un villaggio insospettato ed assistere a qualcosa di unico, autentico, emozionale ed irripetibile! Irripetibile perchè se lo facessero un’altra volta anche lo stesso giorno nonostante la preparazione dei danzatori e la spontaneità del pubblico non potrebbe essere lo stesso, simile sì, ma non uguale.

In attesa della Bali Barong Dance

In attesa della Bali Barong Dance

 

È così che vi vorrei raccontare l’altra faccia di Bali. Non quella di Kuta, piena di gingilli da quattro soldi per turisti che vogliono fare i ricchi nel finto Paese dei Balocchi: pieno di divertimento artificiale, alcool, prostituzione e droga. Non vi racconterò di un viaggio surf a Uluwatu, dove ho surfato anni fa, e a parte le onde niente male ricordo la sporcizia sulle gradinate, una grande maleducazione se non eri interessato a comprare qualcosa e il fatto che l’immagine del posto che era stato purtroppo in passato era solo un’immagine appunto. Come non vi racconterò di Padang, a mio avviso l’onda più bella ed impegnativa di Bali nelle sue giornate super, un’onda per pochi… e non vi racconterò dei secret spot che ho scovato e delle onde solitarie che ho cavalcato in questi anni proprio su quest’isola, magari lo farò nel prossimo libro. Quello che vi vorrei raccontare è invece che se siamo disposti a rinunciare alla comodità di un resort a quattro stelle con piscina e acquisti da due soldi, è che una Bali vera esiste ancora! Basta volerla scoprire. Possiamo sempre portare a casa anche dell’artigianato indonesiano a buon prezzo soprattutto se siamo disposti a contrattare e a chiederci davvero quali sono i veri prodotti locali!

Tempio in Bali-www.winki.it.

Non vi dirò dove andare o cosa fare e forse non vi dirò neanche dove sono stato esattamente io, salvo qualche eccezione, però vi potrei suggerire come trovare quei tesori e magari come tornare a casa avendo vissuto un’esperienza unica.
Un vero viaggio, un viaggio indimenticabile di cui solo voi e nessun operatore turistico può essere intermediario. Perchè così nel viaggio, come nella vita, mi piace ricordare che siamo sempre e solo noi attori protagonisti ma anche registi e produttori, solo che spesso lo dimentichiamo. Selamat Jalan. Buon viaggio!

Iniziamo con una piccola constatazione, tutti vogliono venire a Bali in estate perchè è considerata la stagione secca, in parte lo è. Ma sarà un caso che in Indonesia abbia beccato pioggia anche quando non doveva piovere e in questo periodo che è la stagione umida qualche acquazzone la sera che proprio male non ci sta. È vero se siete surfisti esperti indubbiamente molti degli spot famosi lavorano meglio nell’estate europea, però se state imparando, se avete un livello medio o se preferite meno affollamento, allora l’inverno, a parte periodo natale e capodanno, penso che sia un’ottima scelta. Si può piovere ogni tanto, esistono anche qua gli ombrelli o i poncho antipioggia…
Le sistemazioni costano meno, è più facile contrattare, qui quasi un must se non lo fate siete dei fessi, perchè a parte che è nella cultura locale, quello che a voi può sembrare poco, invece per un locale è uno sproposito. Ed è proprio questo atteggiamento a dire “ma costa una sciocchezza!” che credo abbia rovinato Bali maggiormente, e posti simili, e abbia spinto i locali verso una religione folle quella del dio denaro…

Pappagallo Bali-www.winki.it.

Devo ammettere che questa volta ho ricevuto il migliore Selamat Dantang – benvenuto – da quando vengo in Indonesia. Elena e Adrian di ritorno da Ubud, mi sono venuti a prendere all’aeroporto e accolto con fiori di frangipani. Poi con Karja (pron. Cargià), la guida che li ha accompagnati in alcune escursioni attorno Ubud, siamo andati a cercare il posto che avevano prenotato per almeno una notte. Con grande meraviglia di tutti e tre: il bungalow tradizionale tutto in legno e tetto di paglia intrecciato, non solo era uno spettacolo e si affacciava in una piscina in pietra, ma eravamo anche sul promontorio da cui si gode un panorama stupendo su tutta la baia sottostante. I prezzi del resort poco meno di quelli standard per turisti, ma devo dire che per qualche giorno ci stava anche. Poi volendo le onde anche col leggero vento on-shore non erano male, ma ho deciso di riposarmi e aspettare il momento giusto. Poca gente in spiaggia, pochi in acqua… alcuni warung (chioschi) vicino al mare con prezzi quasi per locali e alcuni tramonti indimenticabili. Siamo stati davvero bene, vi chiederete dove immagino.

Warung in spiaggia di Bali-www.winki.it.

Coconut drink-www.winki.it

Questa volta però non ve lo dirò, scusate, ma l’intento anche di questo articolo è che ognuno di noi, come racconto spesso nei libri che scrivo, può trovare il proprio angolo di paradiso. Questo è un posto semi-conosciuto, ed è stato semplicissimo sottrarsi al caos e il delirio di Kuta, anzi grazie al cielo questa volta non ci ho proprio messo piede.

Bali bungalow-www.winki.it.

Adrian è partito per tornare in Australia, io ed Elena abbiamo deciso di spostarci verso nord. Intanto ci avviciniamo al porto che potrebbe portarci a Lombok, se decidiamo di viaggiare insieme per un po’, io vorrei tornarci davvero. Così seguendo le nostre voci interiori, e le dritte di alcune persone ci siamo fatti portare a Keramas in taxi. Ovviamente il tassista con cui mi ero messo d’accordo il giorno prima non si è presentato, il ché mi fa ricordare che l’unica cosa certa in Indonesia è che non c’è nulla di certo. La seconda contrattazione non è stata così proficua come speravo, ma meglio del prezzo che ci voleva estorgere il tassista che lavora per l’hotel dove eravamo. Sì perchè una pecca delle sistemazioni come quella dove siamo stati è che, a parte il prezzo per il pernottamento, tutto è concepito per farsì che tu spenda per tutto il resto. Quindi per mangiare, per spostarti e per qualsiasi cosa, perchè ti fanno credere che non ci sia alternativa. Nonostante siamo stati bene, ancora una volta ho notato la differenza quando ho rifiutato di prenotare il taxista tramite l’albergo, e mi ha tristemente ricordato che spesso in questi luoghi paghi anche la gentilezza, appena smetti di pagare, finisce anche la gentilezza :).

Ad ogni modo ci siamo fatti portare dal loro taxista sulla strada principale perchè a piedi con tavola da surf e i  bagagli era una follia. Ci siamo fatti lasciare in un warung dove avevamo pranzato il giorno prima, mentre eravamo in giro con uno scooter a noleggio, e lì ho fermato il primo taxi che passava. Ha cominciato chiedendomi un milione di rupie, e io sono scoppiato a ridere! Gli ho raccontato che non ero un turista è sapevo quando costava il viaggio da lì a Keramas, è ci siamo accordati per 350.000 anche se il prezzo che volevo arrivare era intorno ai 250.000. Almeno Tony era simpatico e io non avevo voglia di sbattermi per cercare un altro taxi. Alla fine andare con lui si è rivelata una fortuna, oltre ad essere gentile, una volta arrivati a Keramas e vista una sistemazione in cui sembrava essersi abbattuto uno tsunami, e in cui una ragazza svogliata voleva rifilarci una stanza squallida a 200.000 rupie a notte, io ed Elena dopo un breve consulto abbiamo deciso di farci portare a Padang Bai, più a nord. Là avremmo deciso dopo una notte se prendere il traghetto per Lembar a Lombok, cosa che ho fatto già svariate volte e conosco la strada, oppure andare verso l’interno in un piccolo paesino lontano dal turismo suggeritoci da una coppia di francesi che erano con noi al resort.

Sulla spiaggia lascia solo le impronte! Keramas

Lascia solo le impronte sulla spiaggia! Cartello a Keramas

Continua…

Piccolo dizionario pratico da viaggio italiano-indonesiano:
(per fortuna l’indonesiano si scrive e pronuncia alla stessa maniera dell’italiano con due eccezioni che mi vengono ora in mente la “g” si legge sempre “gh”, vedi sotto selamat pagi si legge “selamat paghi”, che vuol dire buongiorno e nel dettaglio buon mattino.
L’altra eccezione e la “c” che si legge come se avesse sempre una “i” dopo, quindi il capcay che è un piatto tipico si legge “ciapciai)

Ciao – Halo (dall’inglese hello) ma in indonesiano è Salam
A presto – Sampai jumpa (pron. giumpa)
Si – Ya
No – Tidak
Grazie (tanto) – Terima kasih (baniak)
Mi scusi o scusa – Permisi
Buon mattino – Selamat pagi (pron. Paghi); si usa dall’alba alle 10 am
Buongiorno – Selamat siang; dalle 10 am alle 4 pm
Buon pomeriggio – Selamat sore (pron. Sorè); dalle 4 pm al tramonto
Buona sera – selamat malam; da quando fa buio
Buona notte – selamat tidur; quando uno se ne va a dormire (tidur = dormire)

Info utili:

Fuso orario – circa + 6 ore (quando in Italia vige l’ora legale) credo, sta storia dell’ora legale mi crea sempre confusione.

Valuta – Rupia Indonesiana 1 euro = 15.000 rupie (feb-gen 2015) anche se poi questi furboni qui non me hanno ancora cambiato a più di 13.900
Giusto per darvi un’idea un prezzo medio-buono per una stanza pulita con bagno è intorno alle 200-250.000 rupie. Se vi adattate si può scendere anche a 40.000-50.000 in posti spartani.
Per il cibo un nasi goreng (riso fritto) o mie goreng (noodle saltati), che siano di carne pesce o verdure, in un posto per turisti si trovano tra le 25.000 e le 45.000 rupie, mentre in un warung per locali (che è diverso da quello per turisti in quanto di solito più spartani): il prezzo per lo stesso piatto è tra le 10.000 e le 15.000 rupie. Il resto ve lo lascio scoprire…
Ah, una cosa importante: l’acqua! una bottiglia da litro e mezzo nei negozi la trovate al presso di 4.000-5000 rupie, in un bar intorno alle 10.000, in hotel anche 15.000. Con lo stesso prezzo se state almeno un settimana nello stesso luogo vale la pena cercare un gallone da 25 litri che costa appunto tra le 15 e le 20.000 rupie. Inoltre non inquinate perchè il contenitore viene reciclato dato che in Indonesia la plastica è un problema gravissimo. Lo è in tutto il mondo ma qui ci si rende conto di che disastro stiamo combinando. Plastica ovunque perchè non esiste assolutamente la cultura della differenziata che da noi è alla fine appena approdata, potete curiosare su www.byebyeplasticbags.com un sito locale di sensibilizzazione per la plastica. Se riuscite poi anche ad evitare per favore acqua e prodotti Danone perchè sono della multinazionale Nestlè, e lascio a voi cercare su internet i danni che ha fatto nel mondo negli ultimi decenni, inviterei anche a fare un po’ di consumo consapevole. Per esempio prima di acquistare un prodotto con imballaggio di qualsiasi tipo potreste domandarvi se vi serve davvero o se magari è possibile trovare lo stesso prodotto magari non imballato. Personalmente cerco di non comprare alcuno prodotto se è imballato con rare eccezioni.

Compagnia aerea consigliata:
Come sempre negli ultimi anni consiglio Cathay Pacific, oltre ad essere stata eletta migliore compagnia al mondo nuovamente nel 2014, mi hanno sempre fatto portare le tavole senza sovrapprezzo. Ho scoperto che stanno seguendo un programma di sostenibilità aziendale e nell’attesa che si cominci a viaggiare con combustibili non inquinanti mi sembra un buon compromesso. Hanno anche un programma di compensazione co2 se non sbaglio, ma per quello consiglierei ad ogni viaggiatore di piantare qualche alberello. Io lo faccio sempre, mi far stare bene, faccio qualcosa di buono per l’ambiente e un giorno mi piace sperare produrrà anche frutti.
Per richiedere info e tariffe con Cathay Pacific da Milano a Denpasar potete scrivere tranquillamente a milan_reservations@cathaypacific.com, per i surfisti e articoli sportivi concedono sempre 10 chili di bagaglio extra (ricordate di farlo presente quando prenotate).

Visto: si può fare all’entrata in Indonesia, ora costa 35 euro, aumentato di 10 euro da poco. Dura 30 giorni e la cosa che si sono inventati questi furboni è che per uscire dal paese si paga pure. Prima si pagavano 15 euro ora se non sbaglio 25.

Vaccinazioni: non obbligatorie. Raccomando vivamente repellenti naturali anti-zanzare, e abiti leggeri chiari e lunghi per la sera, dato che in alcune parti dell’Indonesia ci sono dengue e malaria. Sconsiglio le profilassi perchè non servono a nulla se non a intossicare il fegato e altri organi, ma consiglio di portarsi con sé alcuni rimedi naturali. Se non avete un erborista di fiducia vi segnalo il mio: Filippo sansalvarioerbe@virgilio.it spedisce in tutta Italia.

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Prossimamente su questo schermo la continuazione dell’articolo su Bali, a cui seguiranno altri sull’Indonesia… enjoy it!

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