Lombok – L’isola al peperoncino

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Lombok significa appunto peperoncino in lingua sasak – la lingua ufficiale – della prima isola a est di Bali. A differenza della cugina però, e per fortuna, non è ancora stata sconvolta dal turismo di massa. “Non ancora” perchè purtroppo negli ultimi anni ho visto con i miei occhi già un certo cambiamento. E anche se chi mi conosce sa che nello stile che uso per scrivere cerco di evitare esplicitamente di parlare di luoghi poco conosciuti, in questo caso mi sembra doveroso condividere la sensazione che anche questo piccolo paradiso è a rischio. Piccolo dato che l’Isola di Lombok ha un’estensione di  4.725 chilometri quadrati, un po’ più grande del Molise per intenderci; a rischio perchè anche qui, come in altri posti dell’Asia, e del mondo, che ho avuto la fortuna di visitare, sono epidemiche alcune “malattie” esistenziali che arrivano dal mondo occidentale. Le definirei le malattie del secolo della società del profitto: il turismo di massa e la speculazione edilizia. Ma il problema è molto più complesso di quel potrebbe sembrare, perchè nonostante il modello che sia stato propinato dall’occidente all’inizio, ai giorni nostri viene osannato dai locali come unica apparente via di trasformazione.

Oggi raccontavo a Den, un caro amico, che gestisce la Sophia spa accanto alla Banana Home Stay, a Kuta Lombok, di come non ci sia nulla di sbagliato nel turismo, ma c’è una parola chiave che andrebbe sempre tenuta a mente che si chiama sostenibilità. Sostenibilità vuole anche dire in questo caso aprire una attività come il suo centro massaggi, un ristorante o un negozio, cercando di mantenere la caratteristica originale e tipica del posto senza per forza dover copiare lo stile occidentale. Perchè per ora quello che a loro sembra un cambiamento, ai miei occhi, questo voler copiare lo stile dei paesi occidentali significa che un domani Kuta Lombok sarà uguale a Kuta Bali. Quest’ultimo tra l’altro è già diventato un luogo invisitabile: oltre ad essere lurido, è la brutta copia di una qualsiasi località turistica con tutti i suoi annessi e connessi. C’è da dire anche che il merito è anche di un turismo supercifiale che negli anni ha trasformato la domanda di beni omologati in offerta. È così che tutti i negozi vendono canottiere della famosa, ma imbevibile birra Bintang, e chi non è d’accordo mi dispiace per lui ma significa non capisce nulla di birra :). Sarà sì locale, anche se con il presentimento che sia oramai prodotta da una qualche multinazionale, ma ha lo stesso sapore di una qualsiasi birra commerciale europea, poi uno può sempre dire “a me piace”, che ripeto, o significa che non ha mai bevuto una birra artigianale buona, o i suoi gusti sono abituati a quella robaccia.
La birra è solo uno degli aspetti per cui per esempio molti australiani, e mi dispiace dirlo, hanno frequentato Bali per anni. La birra a buon mercato e il surf scoperto negli anni settanta hanno reso Bali famosa, ma noi torniamo alla cara Lombok, che ancora una volta mi ha regalato settimane meravigliose.

È la quarta volta che ci vengo. La prima è stata quattro o cinque anni fa quando, avendo ascoltato il richiamo di una delle onde sinistre più favolose del pianeta, mi ero messo in testa che sarei andato a stare lal suo cospetto almeno per un mese, con il sogno quasi folle di surfarla almeno una volta in solitaria. Questa storia è raccontata nel mio prossimo libro che credo si intitolarà: Desert! E che spero uscirà prima dell’estate (forse anche dopo).
Questa volta in compagnia di una compagna di viaggio speciale, Elena, siamo venuti a trovare un mio carissimo amico, quasi un fratello: Marco. Di cui parlavo anche nell’articolo precedente Il cane bianco di Bali. Alcuni di voi lo conosceranno già perchè è lo stesso Marco di No Destination. Nella prima parte del racconto siamo proprio io e lui, che chiamo Venerdì come il famoso assistente di Robinson Crusoe, essendomi auto-nominato come quest’ultimo.
L’impresa (folle) ci vedeva a piedi lungo 140 km di costa con provviste, tenda e tavole da surf in un trekking Western Australia. Un percorso oramai conosciuto che però a quanto pare nessuno aveva mai tentato con le tavole, e abbiamo capito a nostre spese il perchè… mi è giunta voce però che un giapponese due anni dopo la nostra impresa sia partito dall’estremo opposto del nostro percorso e l’abbiano trovato quasi disidratato dopo soli due giorni di cammino (mi devo ricordare di fare attenzione a chi racconto certe storie 🙂 ). Di Marco vi racconterò ancora una volta dopo perchè per ora voglio ancora parlare dell’isola.

Lombok o Irlanda?

Lombok o Irlanda?

 

Lombok by the sea-www.winki.it

 

Precentemente al primo viaggio a Lombok le storie che avevo sentito erano sempre simili. Di fare attenzione al banditismo e che i locali erano diffidenti e chiusi perchè musulmani. Niente di meno veritiero, ci saranno anche stati casi non piacevoli, ma per fortuna in tutte le esperienze che ho fatto su quest’isola, non mi sento di smentire quelle voci però posso consigliare una certa attenzione a come si viaggia, perchè personalmente ho incontrato solo persone meravigliose. La tradizione locale è ancora molto forte anche se mascherata, e in parte trasformata, dalla religione musulmana praticata dalla maggioranza della popolazione, ma con una discreta tolleranza. Molte donne sono sempre coperte e altre vestono il niqab o hijab (erroneamente chiamato burqa in Italia, essendo quest’ultimo tipicamente dell’Afghanistan), anche gli uomini spesso vestono abiti lunghi, ma sono sempre pronti a ricambiare un sorriso a chiederti dove vai “ke mana?” e da dove vieni “di mana?”. Penso che bisognerebbe osservare le usanze locali, e anche se personalmente adoro vestire il meno possibile, quando vado al mercato o in luoghi pubblici, mi porto di solito una camicia leggera. Oltre a ripararmi dal sole, che spesso è cocente, poi sembro un po’ meno un turistotto! Questo vale ancora di più per le donne, che a mio avviso farebbero bene a non andare in giro in bikini da queste parti e in luoghi simili. Ovvio che a me non dispiace, ma credo che per rendere il viaggio in quest’isola un’esperienza unica è necessario comunque informarsi sugli usi e costumi locali, non credete?

 

Scena bikini 1

Scena bikini 1

 

Scena bikini 2

Scena bikini 2

Scena bikini 3

Scena bikini 3

 

L’isola è molto verde e, a parte la capitale Mataram, che vi consiglierei di evitare, a meno che non dobbiate andarci per qualche ragione pratica, è disseminata di piccoli villaggi dislocati di solito lungo le vie principali. Al centro dell’isola il grande Rinjani, la seconda vetta è il secondo vulcano più alto dell’Indonesia, che con i suoi 3726 m è il guardiano ufficiale. Se siete appassionati di trekking vi suggerisco i 3-5 giorni di escursione, meglio se accompagnati da una guida locale, che ci vogliono per salire e scendere dal vulcano. Ci sono escursioni più corte e credo che possiate trovare ulteriori informazioni su internet. Non l’ho ancora fatto, ma è nella lista. Periodo consigliato maggio-novembre, la stagione secca. Mentre credo che si possa visitare tranquillamente Lombok nella stagione delle piogge, mi sento di sconsigliare l’escursione al vulcano da dicembre a maggio, perchè in quel periodo l’impresa può diventare proibitiva per le condizioni del terreno che riesce ad asciugare difficilmente, e poi in cima bisogna comunque considerare tutto l’anno un clima di alta montagna anche se siamo in zona tropicale.

Tornando ai locali Den, che ho conosciuto l’anno scorso mentre andavo a trovare Marco per la prima volta, è diventato un caro amico. Lo scorso giugno io gli insegnavo l’italiano e lui mi insegnava l’indonesiano. Gestiva un ristorante, ma ora si è messo in proprio aprendo con sua moglie un piccolo centro benessere vicino al Banana Home Stay a Kuta Lombok.

 

Se volete un massaggio andate alla Sophia Spa a Kuta Lombok e chiedete di Den

Se volete un massaggio andate alla Sophia Spa a Kuta Lombok e salutatemi Den

 

Ci ha accolto come membri della sua famiglia e ci ha detto di prepararci perchè siamo arrivati in un momento particolare per Lombok. In tutta l’isola si celebra per una decina di giorni la principessa-dea Mandalika, che secondo la leggenda si gettò in mare per sfuggire ai principi, che volevano la sua mano, giunti da tutta l’isola per la sua straordinaria bellezza. La storia dice che il suo fù un gesto per porre fine alle rivalità tra i suoi contendenti. La sua gente si tuffò in mare per cercarla, ma a quanto pare trovarono sono un’incredibile quantità di vermi marini che si crede siano la reincarnazione della dea. I nyale, come vengono chiamati questi vermi, una volta all’anno tornano a terra e si trovano in spiaggia, si crede che sia proprio Mandalika a tornare dalla sua gente. Così alla fine dei dieci giorni tutta la popolazione affolla i litorali per cibarsi e ingraziarsi la buona sorte, e il favore della dea indovinate come?
Nelle giornate precedenti al momento cloù, oltre i festeggiamenti serali, nel pomeriggio si tengono combattimenti con i bastoni al quando folkloristici e animati. Gli incontri durano poco ma se le danno di santa ragione. Alcuni dicono che i segni sono antichi legami karmici che lasciano il segno per molto molto tempo. Sembra quasi che anche qua come per il Barong di Bali i partecipanti agli incontri siamo in una specie di trance.

 

La folla guarda i combattimenti

La folla guarda i combattimenti

 

Bambini dall'altro della collina

Bambini dall’alto della collina

 

Tra la folla

Che uovo è?

 

Combattimento con bastoni a Seger Beach

Combattimento con bastoni a Seger Beach

 

Fanno mica per finta...

Fanno mica per finta…

 

Per gli amici surfisti invece consiglio vivamente Lombok per tutti i livelli di surf dato la grande varietà di spot. Le onde le trovate tutto l’anno e a seconda del periodo lavorano vari spot… e infatti scusate, ma ora faccio una pausa e vado a prendere due onde… 🙂

La sinistra nella baia dove abita Marco

La sinistra nella baia dove abita Marco

 

Che session incredibile! Come adoro surfare solo in boardshort nell’acqua calda con onde lisce e perfette…
Devo dire che la qualità delle onde dell’isola non è niente male, e a parte qualche spot super famoso, c’è sempre la possibilità di fare surf exploring e trovare posti solitari. Consiglio comunque di fare affidamento a guide locali, giusto perchè, a meno che non siate super esperti, non si sa mai…
Ripeto l’isola è super tranquilla, ma devo ammettere che grazie a Marco ho capito maggiormente cosa fare e cosa non fare; dove andare e dove no. E qui che vorrei parlarvi di lui, ma dovrete aspettare il prossimo articolo dove racconterò di cosa combina e come prenotare un soggiorno da lui se volete vivere un’esperienza locale di surf, ma anche “solo” di cibo locale, arte, musica e cultura…

Campi di riso

Campi di riso

 

 

Come raggiungere Lombok dall’Italia:

Io personalmente negli ultimi anni viaggio con Cathay Pacific, anche se alcune tariffe sono leggermente più alte rispetto ad altre compagnie, la buona notizia per i surfisti è che se fate richiesta al momento della prenotazione si possono ottenere 10 kg come bagaglio extra per le tavole da surf, e soprattutto me le hanno sempre trattate con i guanti d’oro.

Per prenotare un volo per l’Indonesia- Bali con Cathay potete scrivere a: milan_reservations@cathaypacific.com

Da Bali a Lombok avete poi due scelte o prenotare un volo con una compagnia indonesiana, che dovrebbe costare non più di 50 euro a tratta oppure se avete un minimo di spirito di avventura. Prendere un taxi dall’aeroporto, o fermarmi qualche giorno a Bali, e poi farvi portare al porto di Padang Bai. Non dovreste pagare più di 350.000 rupie dall’aeroporto al porto. E lì anche se non viaggiate in prima classe godervi la traversata di circa 4 ore in traghetto per Lembar (Lombok). Vi assicuro che è un’esperienza unica e al momento costa se non sbaglio 40.ooo rupie, meno di 4 euro, ma di sicuro potreste essere tra i pochi occidentali a bordo e vivere un’esperienza con i locali per fare un tuffo nella cultura indonesiana. Ovvio se siete stanchi per il viaggio potete sempre riposare una o due notti a Bali anche a Padang Bai e poi godervi la traversata.

Piccolo dizionario di viaggio:

 Come stai? – Apa kabar?

Bene e te? – Kabar baik. Apa kabar?

Dove vai? – Ke mana?

A passeggio – Jalan jalan

Tu vivi qua? – Apakah Anda tinggal di sini?

Molto bello qui – Indah sekali di sini

Da quanto tempo sei in Indonesia? – Sudah berapa lama di Indonesia

Sono qui da due settimane – Saya sudah dua minggu di Indonesia

Dove sei stato fino ad ore? – Sudah ke mana?

Sono stato a Jakarta – Saya sudah ke Jakarta

Sei stato a Bali – Sudah ke Bali?

(Per altri vocaboli di indonesiano in viaggio vedi gli altri articoli sull’Indonesia)

Tre consigli di viaggio che fanno bene al pianeta:

– Quando viaggiate in Indonesia o in posti con zanzare consiglio di preparavi un repellente fai da te naturale: potete riciclare un flacone spray di 100-125 ml riempirlo di acqua, o olio di mardorla (in questo caso sarà anche emolliente), aggiungete 7 goccie di olio essenziale di citronella, 4 di o.e. di tea tree, 4 o.e. di lavanda, 4 o.e. di geranio. Potete portarvi gli olii essenziali con voi in modo da rifarlo in caso di un permanenza prolungata. Così evitate di mettervi sulla pelle repellenti commerciali pieni di veleni. Anche in commercio se ne trovano di naturali, ma vi consiglio di provarli prima, non sempre funzionano perchè per fare piacere al naso dei consumatori a volte fanno anche piacere al naso delle zanzare dopo trenta minuti. Per la lozione naturale di cui sopra consiglio di agitare sempre bene prima dell’uso.

– Visto che parliamo di zanzare consiglio di vestire abiti chiari a maniche lunghe e gambe lunghe, combinati con il repellente per le parti esposte, io personalmente a volte metto un pò di lozione naturale anche sui vestiti. Poi se gli abiti sono eco-friendly: di lino, cotone bio, canapa o bambù, oltre a fare meglio al pianeta fanno meglio anche alla vostra pelle. Ricordate che qualsiasi cosa mettiamo sulla pelle finisce nel nostro corpo, che ne siate consapevoli o no. Quindi sempre meglio vestire naturale e usare prodotti cosmetici naturali.

– Rimaniamo in tema e parlando di prodotti naturali se fate caso agli ingredienti di quelli in commercio iniziano a trovarsi alcune diciture: senza parabeni, senza sls (sodium lauryl sulfate), senza alcol. Quindi anche alcune case produttrici si sono accorte della dannosità di certi ingredienti, e quelle più sensibili hanno cominciato ad eliminarle. Non fatevi però fregare dalle diciture “prodotto naturale” o a “base di erbe”, controllate sempre le etichette, perchè la legge permette ancora informazioni ingannevoli. I prodotti per essere naturali devono non contenere: parabeni, sodium laryl sulfate, sodium laureth sulfate (sles), coloranti e profumi sintetici. Se trovate una marca con cui vi trovate bene perfetto altrimenti potreste sempre cimentarvi nella preparazione di creme shampoo o lozioni, o farvele fare dal vostro erborista di fiducia.

Continua nel prossimo articolo Lombok – un angolo del Paradiso Terrestre

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