Rarotonga – Cook Islands Journey – Viaggio alle Isole Cook

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Muri Lagoon

 

Rarotonga – Cook Islands Journey – Viaggio alle Isole Cook

L’isola tropicale di Rarotonga, la maggiore delle Isole Cook, è davvero bella! È la prima volta dopo tutti questi anni di viaggi che ho la fortuna di visitare un’isola del Pacifico, a parte la Nuova Zelanda. Fino da quando studiavo turismo, alle superiori e all’università, ho sempre visto questi luoghi paradisiaci come quasi irraggiungibili per costi e lontananza. Ora che nel mondo tutto sembra andare più veloce,  raggiungere queste isole dalla Nuova Zelanda (ma anche dall’Australia) è diventato davvero semplice. Penso che anche dall’Italia un viaggio in Polinesia ormai venga vista come un’avventura esotica.

Nel mio caso sognavo di venire da queste parti anche quando leggevo i racconti di Bernard Moitessier, uno dei primi velisti a circumnavigare il globo in barca a vela negli anni ’70 senza mai mettere piede in terra ferma. O quando amici come Magoo (del Western Australia) o altri mi raccontavano del loro viaggio in giro per il mondo a vela. Sapevo che un giorno sarei venuto da questa parti veleggiando anche io, ma per ora mi toccherà accontentarmi di esserci arrivato volando. E anche se ho deciso di viaggiare a zero emissioni di co2, mi impegnerò a piantare qualche albero quando tornerò in Australia per compensare, dato che ho dovuto prendere più di un aereo per arrivarci.

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Rarotonga vista dal mare

 

Kim mi ha raggiunto ieri sera dal Western Australia. Il suo viaggio stavolta è stato più lungo del mio, dato che io ero più vicino, in Nuova Zelanda, e lui ha dovuto attraversare anche l’Australia che non è piccola.

Siamo insolitamente alloggiati in un resort, precisamente al Edgewater Resort, che non è male. Insolitamente perchè chi mi conosce e mi segue sa che amo viaggiare in modo spartano soprattutto per aver la possibiltà di aver maggior contatti con i locali. In ogni caso la nostra camera è praticamente in spiaggia . La nostra vista dalla finestra è da carolina, con le palme, la sabbia biancha e l’Oceano Pacifico con la barriera corrallina a un centinaio di metri.
La colazione è spaziale, soprattutto perchè c’è frutta tropicale a volontà, come nel resto dell’isola d’altronde… e che costituiscle la maggiorparte della mia alimentazione quando non ho a disposizione altrettante verdure fresche. È il mio rimedio naturale per tutto il tempo che sto sotto il sole, la mia medicina e il carburante pulito. Non disdegnerò di certo il pesce locale, soprattutto quando ce lo procuremo con le nostre mani: Kim oltre un grande amico è anche il compagnio di viaggio ideale. Eccellente surfista e waterman, esperto di avventura e sopravvivenza, bravo fotografo e ottimo musicista, peccato che non sia del sesso opposto che sarebbe la compagna ideale :).

Kim si disseta con succo di cocco fresco

Kim si disseta con succo di cocco fresco

 

Edgewater

 

Il nostro primo incontro con l’Oceano Pacifico, stranamente non è stato col surf, ma ci siamo davvero dimenticati nel tempo facendo skorneling e apnea all’interno della barriera corallina. Solo con le maschere e boccaglio, senza pinne oggi, abbiamo nuotato per almeno un’ora e mezza tra le formazioni di corallo all’interno della barriera. Inutile dire che è stata un’esperinza mistica.
Chi fa snorkeling regolarmente sa di cosa parlo, nonostante abbia trascorso buona parte della mia vita vicino al mare e in mare, tra surf, vela e nuotare, e forse la seconda volta che, e penso la più intensa, mi trovi a nuotare per ore tra pesci colorati tropicali, di varie forme e dimensione, stelle marine e formazioni di corallo spettacolari, diverse da quelle che abbia mai visto dal vivo.
Il momento più magico è stato quando in un punto ben preciso ci siamo ritrovati avvolti da branchi di pesci argentati a strisce nere e altri davvero numerosi dall’argento all’arancione con qualche striscia gialla. Anche senza muta, inossando solo con costume, l’acqua tiepida ci ha fatto dimenticare del tempo e siamo rimasti davvero tanto prima di decidere di raggiungere la riva.
Mentre tornavamo in spiaggia ci siamo imbattuti in una formazione di corallo che non pensavo esistesse. Un blocco circolare di circa sette metri di diamentro, alto un paio di metri appoggiato sul fondale marino, di colore marroncino chiaro-arancione, con la sommità piatta e leggermente conica. Sembrava un monumento o una scultura proveniente da un altro pianeta.
La zona in cui abbiamo fatto diving è quella a sud ovest dell’isola, chiamata Titikaveka. Ce ne sono diverse e se prendete una delle cartine locali che sono distribuite gratuitamente quasi ovunque le zone ideali per immergersi nell’acqua azzurra e cristallina, sono segnalate. Fate solo attenzione a non nuotare o fare snorkeling in prossimità dei pass, o dei reef breaks, che sono ideali per il surf di livello avanzato, ma che hanno forti correnti in uscita soprattutto con la marea uscente. Potete informarvi delle maree dove soggiornate o chiedere a qualche locale.

La laguna della barriera corallina

La laguna della barriera corallina

 

Tornando alla base ci siamo ci siamo fermati in una delle decine di bancarelle che si trovano sulla strada principale che gira ad anello attorno all’isola. La frutta è a ottimo prezzo, soprattutto la papaya, un dollaro a frutto, quando in Australia e Nuova Zelanda quando siete fortunati la trovate almeno a quattro dollari ma spesso più vicina agli otto. Ad ogni modo la paw paw, papaia appunto, scala la classifica dei miei frutti preferiti (solitamente non mi fa impazzire, ma qua ha tutto un altro sapore) e si colloca quasi a parimerito col mango, un gradino sopra cocco e banane. Niente male anche anguria e meloni, un pò cari rispetto a quello che sono solito pagarli in Italia. Ma posto che vai prezzo che trovi, no? Vi consiglio vivamente di acquistare il più possibile presso questi negozietti locali, prezzi e gentilezza sono assicurati, e Lydia mi ha detto che i prezzi sono gli stessi per locali e turisti. In questo modo supportate l’economia locale evitando di comprare merce che arriva dalla Nuova Zelanda o dall’Australia, che costa cara e che non ha in ogni caso lo stesso sapore di quella del posto. Penso che lo stesso vada ovunque andiate. Viaggiare sostenibile significa anche mangiare cibo locale e supportare le piccole economie.

Local fruit shop

Local fruit shop

 

Frutta a kilometro zero

Frutta a kilometro zero

 

On the road

On the road

 

Mama locale

Mama locale

 

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Rarotonga vista dal mare

 

Perfect but shallow

Perfect but shallow

 

Sunset a Rarotonga - Cook Island

Sunset a Rarotonga – Cook Island

 

 

Il Viaggio alle Isole Cook continua nel prossimo articolo… keep smiling come si usa da queste parti.

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