Ritorno ad Aotearoa – Nuova Zelanda – II^ parte

Eccovi la seconda parte dell’articolo: Ritorno ad Aotearoa – Nuova Zelanda. I hope you enjoy it!

 The Bell's House

The Bell’s House

 

L’accoglienza a casa Bell è stata davvero calorosa. Anche se stavano già cenando, sparsi tra il giardino ed il garage aperto di fronte alla casa meravigliosa, Karen ci ha presentato a tutti gli invitati. Ognuno ha avuto una parola gentile e si sono assicurati che mangiassimo. Non ce lo siamo fatti dire due volte. Abbiamo stappato la bottiglia di shiraz neozelandese portata per l’occasione e ci siamo lanciati nell’ assaggiato di quasi ogni portata in bella mostra sui due tavoli.
Non mi stancherò mai di ripetere che gli incontri sono il tesoro senza prezzo di ogni viaggio. A parte la loro figlia, la sorella di Karl, eravamo i più giovani ma è stato davvero piacevole chiacchierare e sentire le storie dei presenti.
Una in particolare mi ha sorpreso. Una amica di Karen ci ha raccontato di come, a cinquant’anni passati, lei e suo marito abbiano deciso di lasciare tutto in Inghilterra per venire a vivere qua in Nuova Zelanda. Non è tanto quello che hanno fatto ma la motivazione che li ha spinti a farlo che è ammirevole. Premettendo che entrambi avevano posizioni lavorative manageriali nel settore marketing e di conseguenza un ottimo stipendio, hanno venduto l’abitazione e salutato i parenti con l’incognita che li aspettava qua. Appena arrivati hanno comprato casa ed aperto un bar dove preparano colazione e pranzo. Ma la cosa più importante: la loro figlia è davvero felice della scelta. In Inghilterra a scuola tutti la prendevano in giro per le sue doti artistiche e la mettevano in disparte; qui, non solo è stata accolta a braccia aperte ma oltre ad essere stata incitata ed apprezzata da subito per quello che era, a quanto pare ha già avuto un discreto successo con le sue opere. Inutile esprimere a parole la felicità dei genitori. Non pensate sia meraviglioso che i vostri genitori si occupino (e non preoccupino) in primis di quello che voi volete veramente, a costo di stravolgere completamente la loro vita? Credo che sia una storia meravigliosa: mostra l’adattamento, la flessibilità e soprattutto l’amore senza ego di queste persone, che a quanto pare ora, dopo sette anni di lavoro, hanno intenzione di vendere l’attività e fare altro perchè sono stufi. Sono innamorati di questo posto e della gente, quindi resteranno qua dove si sentono a casa.

La serata è stata meravigliosa ed io ho esagerato col cibo: era davvero tutto buono, ma ho preso tre volte di ogni pietanza, come ad un matrimonio. Cucinando da anni, rendo omaggio a chi prepara il cibo con amore e chi mi conosce lo sa bene. Anche se ultimamente mangio soprattutto alimenti crudi, non disdegno serate come questa in buona compagnia. Raccontando agli ospiti della mia cucina, Karen mi ha fatto capire che non le sarebbe dispiaciuto se avessi cucinato nuovamente per loro e, visto che anche Giorgia è un’ottima cuoca, a quanto pare domani cucineremo noi, anche per ricambiare l’ospitalità.

Il mattino seguente, dopo una dormita incredibile, anche se preceduto da un po’ di mal di pancia (che mi sono meritato!), mi sono svegliato con un rumorino che conosco troppo bene: il sound fantastico di un estrattore di succo. Non ci potevo credere, ma “certo che si” invece! Karen d’altronde si occupa di alimentazione e di guarigione da anni; non poteva non avere il mio strumento preferito. Quando sono a casa mi preparo almeno un succo fresco al giorno con questa specie di spremifrutta e verdura che non è una centrifuga (se volete leggere l’articolo in merito cliccate qui (estrattore di succo). Quindi ho cominciato la nuova giornata con un bel succo fresco di mele, carote, spinaci, kiwi, sedano e zenzero, tutto di loro produzione. Mi ha rimesso al mondo. Giorgia era già sveglia ed aveva fatto colazione ma non ha disdegnato un “bicchiere di felicità”.
Subito dopo siamo andati con Richard che ci ha mostrato la piantagione di avocado che circonda la casa. La bellezza di 150 alberi di uno dei miei frutti preferiti, anche se li uso come fossero verdura. Anche se per definizione è un frutto, per me non lo è perchè non è dolce.. semplice no?!? :). In ogni caso non potete capire la gioia che ho provato: non avevo mai visto nessun albero dal vivo a parte le piantine non più alte di un metro che sono cresciute dai semi che ho piantato. Vedere alberi così grandi e carichi di frutta dal vivo è stata davvero un’esperienza straordinaria per me. Richard ci ha raccontato come crescono, come vanno potati, di cosa hanno bisogno ed ho scoperto, come in parte sapevo, che le mie piantine non daranno mai frutto, per vari motivi tecnici che non sto ora a spiegarvi.

Avocado Tree

Avocado Tree

 

Avocado

Avocado

 

Poi io e Giorgia ci siamo diretti verso Mont Manganui per vedere il mare e scoprire uno dei posti più famosi dell’isola, secondo la più rinomata guida turistica. Una vera delusione. Non ho quasi mai aspettative quando viaggio ma di certo non pensavo di trovare raffinerie e zona industriale gigante proprio in prossimità della località che altrimenti sarebbe stata incantevole.
Il monte che sorveglia l’ingresso della baia e da il nome alla località si può scalare in camminata in mezzora-quaranta minuti ed avrebbe offerto un panorama unico se non fosse per il “progresso”; certo che potevano anche metterle da un’altra parte le raffinerie… ovvio che sono comode lì. Mi sono rifiutato di vedere il luogo dall’alto e mi sono messo a dormire in spiaggia nel frattempo che Giorgia di corsa ha deciso di raggiungere la cima, dopo aver trovato qualche scoglio in spiaggia per fare un po’ di bouldering (arrampicata su rocce basse).
Le onde erano davvero minuscole ed il vento on-shore; niente da fare: prima o poi surferò ma a quanto pare non oggi.

Giorgia in free climbing

Giorgia in free climbing

 

La cena con Karen e Richard è stata davvero deliziosa perchè, oltre ad averla preparata volentieri, ce la siamo anche gustata. Ed è sempre bello vedere qualcuno che gioisce grazie al cibo che hai preparato con amore. Gnocchi di zucca e patate con pomodorini freschi, noci macadamia e basilico del loro orto. Come secondo, i deliziosi avanzi della sera prima e per dessert ho preparato una mousse di avocado al cacao.

A casa Bell con Richard, Karen e Giorgia

A casa Bell con Richard, Karen e Giorgia

 

Il giorno seguente salutarli è stato un po’ difficile per me… avrei voluto passare altro tempo con loro, anche se so che li rivedrò. La strada ci chiamava ma soprattutto due luoghi speciali: i geyser Te Puia di Rotorua e le Waitomo Caves. Facile a dirsi ma qualche ora ci separava dal centro caldo dell’isola del nord, famoso per le sue zone termali ed aree geotermiche.

Te Puia è famosa soprattutto per la Riserva Termale chiamata Te Whakarewarewa. Varie attività all’interno dell’area a pagamento, alcuni sprazzi di cultura maori: come la Casa delle Riunioni, dove ora si svolgono vari funzioni ricreative; l’intaglio di utensili tradizionali da parte di due simpatici ragazzi nativi, davvero genuini ma che purtroppo, da quello che ho percepito, sento abbiano perso le vere motivazioni e molti significati dell’arte dell’intaglio. Ora sembra essere più che altro in quel contesto un’attrazione turistica. Lungi da me dal voler giudicare ma non sapete quanto avrei voluto trovare davvero qualcuno che condividesse anche solo una parte della sapienza legata all’arte dell’intaglio maori.
A parte questo, due cose mi hanno lasciato davvero sconcertato. La prima è che non capisco come si faccia a tenere alcuni esemplari di Kiwi, l’uccello simbolo della Nuova Zelanda, in una specie di acquario senza acqua, al buio, dentro una costruzione aliena con luci ultraviolette per ricostruire il suo habitat naturale (un corno!!!) solo per soddisfare la curiosità di turisti soprattutto asiatici.
In ogni caso è stato davvero incredibile quando ci siamo avvicinati a sua Maestà il Geyser, Te Puia. L’energia dei quattro elementi racchiusi in un’unica espressione naturale: Terra, Acqua, Fuoco ed Aria. Dalla Terra scaturisce l’Acqua che, scaldata dal Fuoco, si libera nell’Aria. Indubbiamente un luogo con forte energia e, dopo essere rimasti per un tempo indefinito intorno a geyser abbiamo poi cominciato a fotografarlo da varie angolazioni. Giorgia ha anche registrato i suoi suoni.
A parte la cittadina che sembra americana, Rotorua penso sia una zona da visitare; ci sono varie manifestazione geotermiche sparse attorno Rotorua: alcune gratuite, altre a pagamento. Per noi è giunto il momento di trovare il Blue Lake di cui abbiamo sentito parlare.

Il maestoso Te Puia - Rotorua

Il maestoso Te Puia – Rotorua

 

Te Puia Geyser - Rotorua

Te Puia Geyser – Rotorua

 

Maori style

Maori style

 

Intaglio del legno

Intaglio del legno

 

Maori's art

Maori’s art

 

Abbiamo trovato quello Blu e quello Verde e, anche se al secondo non ci si può neanche avvicinare perchè è proprietà privata, il lago Blue è davvero meraviglioso e non abbiamo resistito a fare un bagno nelle sue acque gelide. Davvero rigenerante, magico e potente come dieci caffè. Spesso le parole non servono.

Blue Lake

Blue Lake

Green Lake

Green Lake

 

In direzione delle Waitomo Caves ci fermiamo a dormire in una radura abbastanza ampia da permetterci di dormire all’aperto: impossibile descrivere  la magia di una notte sotto le stelle attorno al fuoco. Ceniamo giusto prima che faccia buio e suoniamo a turno l’ukulele che ho portato dall’Australia. Ci siamo fermati in quel luogo perchè siamo alla base di un monte sacro che ha attirato la nostra attenzione. Studio la direzione del vento e con tutte le precauzioni del caso preparo il posto e la legna per il fuoco. Una notte spettacolare stellata: quanto mi mancava dormire “into the wild”! In Nuova Zelanda, a differenza dell’Australia, non c’è alcun animale pericoloso di cui preoccuparsi. Se vi capitasse di accendere un fuoco, assicuratevi che possiate farlo e che non ci sia un fattore rischio incendio elevato (si trovano dei cartelli con gli indicatori per strada).

Monte Sacro

Monte Sacro

 

Il mattino dopo una tazza calda di rooibos al volo e nuovamente on the road… direzione le Grotte di Waitomo, dove Giorgia vuole assolutamente andare per qualche ragione a me ancora sconosciuta.

Obbligo la sosta in prossimità della Totara Forest Reserve, per rendere omaggio e recarci al cospetto di Pouakani, l’albero della specie dei totara più grande al mondo. Alla veneranda età di 1800 anni e con un’altezza di circa quaranta metri. Anche solo la camminata attraverso la foresta per raggiungerlo merita la sosta. Arrivare ai suoi piedi, fermarsi a contemplare ed assorbire l’energia del posto è qualcosa di magico.

Il Grande Pouakani

Il Grande Pouakani

 

Arriviamo a destinazione dopo qualche ora di macchina. Mentre lei organizza i biglietti e capisce cosa fare, io mi concedo un pisolino per riprendermi dalla guida.

Non ho aspettative ma stavolta quello che mi verrà concesso di vivere va ben oltre quelle che avrei potuto avere.
Neil ci fa da guida: un ragazzo giovane che vive qua da sette anni con una bellissima storia da raccontare. La scelta di fare coincidere la sua passione e la sua vita, venendo a vivere qua dall’Inghilterra. È un gran bella persona, con una spiccata sensibilità e quello che apprezzo davvero sono il suo approccio, l’amore ed il rispetto che riserva a questo luogo magico.
L’ingresso alla Ruakuri Cave è alquanto bizzarro: un’opera di ingegneria moderna che non ti aspetteresti, ma alla fine della gita scopriamo che il motivo tecnico di quella entrata è salvaguardare la zona sacra di Wahi Tapu dove c’è l’entrata originaria. Poi scopriamo anche che in questo modo questa grotta è, a quanto pare, una delle poche al mondo accessibile a sedie a rotelle: il chè mi sembra ammirevole.
In ogni caso, oltre alla fortuna di essere solo in quattro ad essere accompagnati, la nostra esperienza nel sottosuolo è davvero incantevole ed indescrivibile. Mi trovo a vivere qualcosa di magico ed anche se sono giunto qua in veste semi-professionale con l’intento di scrivere qualcosa in proposito se mi fosse piaciuto, non nascondo il doveroso rispetto per luoghi come questo. Una meraviglia della natura, una grotta millenaria, con stalattiti e stalagmiti, che scende in un cunicolo di anfratti verso l’acqua sottostante. Vorrei ricordare che per i nativi molte grotte erano e sono considerate sacre perchè secondo la credenza fungono da porta d’accesso per le anime che scelgono di tornare a casa. Bill, il mio amico aborigeno della tribù dei Wardandi, mi spiegava che attraverso la profondità, l’anima si ricongiungeva con la terra, per arrivare fino al mare per poi rielevarsi verso il cielo. Neil mi conferma che anche per i maori era molto simile la visione. Quindi, quando visito posti del genere, lo faccio con doveroso rispetto ed ammirazione.
Un’esperienza alquanto straordinaria, anche nel senso del “fuori dall’ordinario”: è stato il nostro primo incontro con i Glowworms… quando Neil ha spento la luce nella sezione che stavamo visitando, una volta stellata è comparsa ai nostri occhi. Prima di ascoltare la spiegazione ho immaginato come dovessero essersi sentiti i primi esploratori di queste caverne. Pensate di trovare una rappresentazione della galassia dentro una grotta naturale: non gli attribuireste qualcosa di magico? Ed a parte la spiegazione scientifica, di questa tipologia di insetti che usano una trovata evolutiva per attrarre a sé il cibo, penso davvero che tutto ciò che la natura manifesta racchiuda nel microcosmo anche il macrocosmo. Davvero una bella sensazione che avremmo la fortuna di vivere in maniera esponenziale quando un’ora dopo visiteremo appunto le Glowworm Caves.
Mi è anche piaciuto il fatto che l’illuminazione sempre soffusa viene accesa e spenta man mano che si attraversano le varie parti delle caverne: penso che sia l’ideale per permettere all’habitat naturale di svolgere le sue funzioni primordiali.

Ruakuri cave - Waitomo Caves

Ruakuri cave – Waitomo Caves

 

Ruakuri cave - Waitomo Caves

Ruakuri cave – Waitomo Caves

 

Ruakuri cave - Waitomo Caves

Ruakuri cave – Waitomo Caves

 

La visita alla Grotte Stellate, come mi sento di definirla io, è stata appunto un viaggio di osservazione della galassia del sottosuolo. Accompagnati da una ragazza maori, abbiamo fatto la prima parte della visita a piedi e la seconda davvero suggestiva a bordo di una imbarcazione di metallo che lei ha guidato e spostato a braccia da un’estremità all’altra del percorso. Ripeto: un’esperienza imperdibile! Assicuratevi solo di non essere in un gruppo numeroso e rumoroso come ahimè è capitato a noi. Nulla da ridire ma immaginate di fare un’esperienza del genere con una ventina di asiatici, tra questi tre bambini sotto i tre anni, che non hanno fatto altro che strillare per tutto il tempo. Ovvio, non è colpa di nessuno, ma penso che questa esperienza per gustarla al meglio bisogni viverla in silenzio. Per il resto davvero anche qui un grande senso di ospitalità e professionalità, anche una gentile signora dello staff che ha cercato di spiegarmi che non potevo entrare nelle grotte scalzo, ovvio faceva il suo dovere, ma alla fine ha chiuso un’occhio quando le ho detto che io le scarpe non ce le ho proprio dietro..
Comuque volevo raccontarvi nel dettaglio cosa sono questi “Vermi lampadina”; ovvio che in Inglese suona molto meglio stavolta: Glowworms. Sono dei minuscoli insetti nello stato larvale che difficilmente potete vedere, ma che per sopravvivere creano i loro nidi attaccati al soffitto, con la giusta umidità, in zone assolutamente buie e calme. In questo modo, con dei filamenti lunghi da qualche centimetro a una decina, con lo stesso concetto delle ragnatele, attraggono altri insetti con la geniale emissione di luce e li intrappolano con questi piccoli filamenti. Davvero affascinante, anche se ripeto: la cosa più bella è stata che mi sembrava di essere in una notte senza luna sotto le stelle.

Glowworm cave - Waitomo

Glowworm cave – Waitomo

 

La stessa sera abbiamo raggiunto Justin che non potevo non salutare visto che ero da queste parti. Solo qualche ora di macchina. Per chi avesse letto No Destination è lo stesso Justin dell’ultima parte del libro, proprio lui. Non sta più con Elise, ma ha una nuova compagna, Vicki, ed una bimba piccola meravigliosa che si chiama Maia. La serata con lui merita da sola un capitolo di un libro, ma non posso raccontarvi tutto, no? Ci tengo solo a dirvi che si sta costruendo la casa da solo sulle colline alle spalle di Raglan: uno dei posti più belli ma più affollati per il surf nell’Isola del Nord.
Stavolta, a differenza del viaggio di No Destination, non avrò la fortuna di surfare il point perchè volevo scoprire un altro luogo. Ora la storia di questa ricerca merita un articolo a sé, che ho già scritto tra l’altro, e che prometto di pubblicare al più presto per gli amici surfisti e non, nella sezione surf. La storia di un’altra delle prove zen durante i miei viaggi: Surf and Zen ad Aotearoa.

Raglan a casa di Justin e Vicki

Raglan a casa di Justin e Vicki

 

Raglan - il cane di Justin

Raglan – il cane di Justin

 

Raglan - la loro capretta

Raglan – la loro capretta

 

Welcome to Raglan

Welcome to Raglan

 

Raglan nei sogni di ogni surfista

Raglan nei sogni di ogni surfista

 

Raglan campagna dei cittadinii contro le trivellazioni per il petroli

Raglan campagna dei cittadinii contro le trivellazioni per il petroli

 

No trivellazioni per il petrolio a largo della costa

No trivellazioni per il petrolio a largo della costa

 

Raglan - Il Salto dell'Aquila

Raglan – Il Salto dell’Aquila

 

 

 

Info utili:

Se non ve l’ho detto, anche in Nuova Zelanda, come in Australia, c’è la guida a destra e quindi si guida sul lato sinistro della strada.
Basta la patente internazionale accompagnata dal passaporto ma non ve la chiederà mai nessuno credo.
La benzina costa intorno ai 2,20 dollari nz al litro e il gasolio intorno 1,50.
Rispettate i limiti di velocità assolutamente ed indossate la cintura di sicurezza sempre perchè la multa è assicurata. La polizia qua è molto gentile e cordiale ma, se sgarrate, non perdona.

Luoghi consigliati:
Coramandel Peninsula e Hot Water Beach
Rorotua in particolare Te Puia Geyser Experience, www.tepuia.com
Ruakuri Cave e Glowworm Caves, www.waitomo.com

Come raggiungerli:
La Coramandel Peninsula rimane ad est di Auckland. Per arrivarci però prima dovete scendere verso sud est, tagliare verso Thames ed andare sulla costa est per risalire sulla penisola. Le Hot Water Beach sono a nord di Whitianga. Direi 2-3 ore da Ackland con le debite soste.

Per Rotorua, se avete visitato la Coramandel, potete fare il mio stesso itinerario e scendere sulla costa verso Tauranga e poi tagliare nell’interno verso sud-ovest. Comunque le indicazioni stradali sono abbastanza buone, quando si ricordano di metterle! 🙂

Le Waitomo Caves sono a due-tre ore a sud di Auckland e se prendete l’Highway che va a Wellington sono facili da trovarle. Sono anche segnalate su tutte le mappe. Se invece avete seguito il mio stesso itinerario può essere anche bello arrivarci da Rotorua, ci sono varie alternative. Guardate la cartina e scegliete quella che vi ispira di più.

Sunset e Zen (nel prossimo articolo)

Sunset e Zen (nel prossimo articolo)

Related Posts