Soul Food al ristorante Prato di Sopra

Soul Food al ristorante Prato di Sopra di Grottaferrata

Buon cibo, ingredienti di prima scelta, cura per i dettagli, simpatia, professionalità ed estro… mi sento di iniziare così il secondo articolo di Soul Food, la nuova sezione di Winki.it dedicata al Cibo per l’Anima appunto. Racconterò nei pellegrinaggi tra una presentazione e un evento con i miei libri, di come si possa cibarsi e nutrirsi con gioia in luoghi, ristoranti, locande, osterie, agriturismi, ma anche aziende agricole, dove l’Amore per la preparazione e il rispetto di Madre Natura viene prima della sola e mera necessità di fare business.

 

Sono stato a Roma lo scorso weekend per la fiera del libro Più Libri Più Liberi per incontrare il mio editore Miraggi con cui ho pubblicato La Baia della Luna, e visto che c’ero ne ho approfittato per rimanere qualche giorno in più.

I miei lettori e amici si saranno oramai arresi all’idea del credere che nulla avvenga puramente per caso. Nella fitta rete che crea e manifesta quelle che chiamiamo coincidenze, questa volta mi sono trovato ad incontrare Francesco nel parcheggio di uno spot – luogo dove si pratica il surf. Stavo accompagnando il caro amico Sergio Muniz a caccia di onde nei pressi di S. Marinella.

Se vi dicessi che Francesco aveva ordinato due dei miei libri qualche giorno prima (Australia e Desert) e non ci eravamo mai visti ci credereste? Anche perché lui abita ai Castelli Romani e io in quelli australiani. Come ci credereste se vi dicessi che aveva visto il primo articolo di Soul Food proprio una settimana fa e mi aveva invitato ad andarlo a trovare nel suo ristorante, “Prato di Sopra” a Grottaferrata, proprio qualche giorno prima?

Ora io in teoria dovevo stare a Roma solo un giorno e mezzo, sono finito per starci una settimana, e una delle perle della permanenza è stata la cena proprio nel ristorante di Francesco e Daniele, quest’ultimo amico intimo di un altro mio caro amico fotografo e surfista storico – Riccardino Ghilardi. Incredibilmente anche lui nello stesso parcheggio vista mare da dove lui e Sergio sono entrati a fare surf e io sono rimasto a fare public relation. Ho scoperto che Sergio e Riccardo non solo si conoscono ma avevano viaggiato insieme per lavoro forse in Tailandia.

Non vi sto a raccontare il resto delle coincidenze altrimenti scrivo un libro di un viaggio solo per essere stato qualche giorno a Roma, ma qualche sera fa sono stato a cena al Prato di Sopra e non so come spiegarvelo, ma sapevo in anticipo, senza aver letto alcuna recensione e senza avere la più pallida idea di che tipo di ristorante fosse, che avrei trovato del buon cibo preparato come quello che piace a me.

Quello che ancora non potevo sapere è che avrei mangiato divinamente!

 

Mentre aspettavo il primo piatto della cena Daniele e Francesco mi hanno raccontato alcune cose molto interessanti.

Originale la scelta del menù di stagione, che tra l’altro condivido pienamente l’idea. Quindi 4 menù per la quattro stagioni dell’anno. In modo da poter condividere l’importanza del cibarsi dei frutti della Terra stagionali.

Nel menù d’autunno ho cominciato con un assaggio della degustazione completa facendomi consigliare da Francesco.

 

Mi sono trovato a gustare un’insalatina di cavolo verza viola marinato con aceto di mele e frutti di bosco, davvero fresca e deliziosa. Seguita da uno strudel di pasta fillo ripieno con un pancotto alle cime di rapa sopra un paté di pomodori secchi e peperoncino, gnam, gnam… una polpettina di fagioli azuki, quinoa e russel nanut (mix spezie marocchine) con maionese vegetale agli agrumi. Davvero un ottimo inizio!

Gli ingredienti sono bio anche perché Daniele ci tiene a precisare che la scelta del 100% dei prodotti da loro usati è di origine biologica e possibilmente locale.

 

Gnocchetti di misti di patate e spinaci con gnocchetti di sole patate, su crema di topinambur con una spolverata di liquirizia finissima, olio al tartufo e mandorle in granella. Nonostante potrebbe sembrare un piatto complicato, vi assicuro che gli abbinamenti e l’equilibrio del sapore erano perfetti. Ho dichiarato ai miei nuovi amici di come l’aggiunta della liquirizia esaltasse la salsa di topinambur facendoli sembrare ancora più simili ai carciofi, e di come l’olio al tartufo in quanto tale fosse davvero delicato, più forte all’olfatto che al gusto. Un prelibatezza con l’aggiunta di mandorle che adoro.

 

Adoro i primi, e Francesco, che deve avermi letto nel pensiero, dopo mi fa assaggiare dei buonissimi maltagliati di farro con crema di ceci e una tapenate di olive taggiasche, un paté di olive insomma, con aggiunta di sciroppo d’acero e olio e.v.o. bio di Alatri – Quattrociocchi – , e un rametto di rosmarino: una sinfonia di sapori.

 

Che dire del primo che ha concluso il tris: spaghetti Senator Capelli su fonduta di mandorle, con pesto di noci e prezzemolo: aiutooo!!

 

Ero già pieno ma non ho saputo resistere all’idea di assaggiare il burger di lenticchie e quinoa, con in cima un chutney di mango, pere e mele, accompagnato da una panna raw (cruda) di anacardi, mandorle e limone.

Ve lo posso dire? Buonissimo!!

Guardate che non mi pagano :), almeno non direttamente, ma quando trovo luoghi come questo dove si mangia divinamente non posso che essere felice di condividerli con voi. Sono le volte in cui valgono quelle eccezioni dove posso concedermi la gioia di cenare o pranzare fuori, perché è raro che trovi luoghi dove mangio meglio che a casa. Per il semplice motivo che troppo spesso anche nei ristornati rinomati sento che manca l’ingrediente più importante di un cucina per l’anima: l’Amore nella preparazione.

 

Ovviamente non potevo lasciare il Prato di Sopra senza aver preso anche il dolce: la prova del 9. Spesso anche i ristoranti più stellati qui cadono nella Stalla Michelin :). Non solo perché non sono all’altezza del palato ma perché usano per esempio lo zucchero bianco che non riesco a capacitarmi come non sia ancora passato di moda e che considero a tutti gli effetti un veleno. Tant’è vero che è nella lista dei quattro veleni bianchi di chi s’intende di alimentazione naturale

Ora quando ho visto arrivare la pera in una piscina di crema ho pensato “lo sapevo: anche qui sul dolce non sono riusciti a tener testa al resto delle preparazioni!” Mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo!

La pera kaiser cotta per due ore, la prima parte in acqua con zucchero integrale mascobado, con vaniglia e chiodi di garofano; l’ultima mezzora viene cotta nel marsala creando uno sciroppo chiamato giulebbe, accompagnato con crema inglese e scaglie di cioccolato!

Al primo morso sono scattati gli applausi della platea! Scherzi a parte me la sono gustata lentamente e anche se non amo dare i voti qui ci scappa un bel: 10 e lode!! Amen

 

Il vino di cui ne ho bevuto solo un bicchiere purtroppo, per lasciare spazio al cibo, era in sintonia con il resto della cena. Un merlot biologico delle tenute Giol in Veneto molto piacevole e la scelta è andata oltre ai confini geografici locali perché ho chiesto se avevano un vino senza solfiti aggiunti, e so quanto non sia facile produrre vini di qualità senza modificarli un minimo. Devo dire che il vino è stato sincero e piacevole come l’intera serata e cena.

 

Come avrete capito non posso non suggerirvi che se vi trovate a Roma o dintorni una cena al Ristorante Prato di Sopra da Francesco e Daniele diventa quasi un must. Dite pure che vi manda Soul Food o Winki… Enjoy the Juice of Life!

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